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1

“Sì mamma, non ti preoccupare, la piccola sta dormendo”, disse Mark al telefono.

“Le ho dato il latte e le ho fatto fare il ruttino. Vuoi chiedermelo proprio tutti i giorni, a tutte le poppate?”

Erano passati solo due mesi ma Lara era già tanto cresciuta che era un piacere vederla, a dispetto di tutti quelli che sostenevano che un neonato, senza la mamma, non cresce bene.

“Siamo andati a trovare Jane ieri. Mi sembrava che stesse un po’ meglio. Lo sguardo era un po’ più presente.”

“I medici dicono che le cose potrebbero risolversi in fretta. Non hanno avuto casi così gravi in precedenza ma il ginecologo e lo psichiatra sono ottimisti.”

“Penso che mi farò dei pop-corn e mi guarderò un bel film. Ciao, buona notte.”

Mark si sfregò le mani e tutto contento si avviò verso la cucina.

“Oh, che bella cosa una seratina tranquilla: Lara dorme, i genitori sono in vacanza. Accendo il megascreen e mi sparo un bel filmone in Dolby Surround. Che bella invenzione il Dolby Surround.”

“Ma che faccio, parlo da solo?”

“Si vede che la depressione di Jane ha contagiato anche me.”

Mark si preparò i pop-corn e andò a sedersi davanti allo schermo che occupava quasi metà della parete di fianco al caminetto.

La casa era davvero bella. L’avevano sistemata i genitori di Mark dato che con l’attività industriale di suo padre i soldi davvero non mancavano. Una villa con un gran parco e una piscina: una di quelle con le forme arrotondate, gli scalini, l’idromassaggio.

L’odore un po’ volgare dei pop-corn aveva coperto il profumo di pulito che Mark aveva trovato in casa. “Mannaggia, ora devo aprire le finestre per fare andare via l’odore di fritto sennò la mamma chi la sente quando torna. Speriamo che non si sia impregnato il divano.”

Mark accostò il naso alla fodera del divano e dopo una prima aspirata superficiale, sniffò diversi punti. Sprofondò il naso sul cuscino destro del divano a tre posti su cui si era seduto per vedere il film.

“Qui sento ancora il profumo di Jane: è pazzesco come, dopo due mesi, si senta ancora.”

“Si vede che non me ne intendo di cose domestiche”.

Un boato assordante fece sussultare Mark che per lo spavento si ritrovò seduto sul tappeto sotto il tavolino.

“Che stupido! Schwarzenegger mi frega sempre con quelle sue granate super mega.”

“Speriamo che Lara non si sia svegliata.”

Mark, cercando di limitare anche i respiri, entrò nella stanza della bambina tendendo le orecchie per sentire il rassicurante brusio del suo respiro.

“Non sento niente, forse è meglio che mi avvicini.”

Sulla punta dei piedi scalzi, Mark si avvicinò alla culla.

Squillò il telefono.

“Cazzo! Proprio adesso.”

Lara mosse un braccino e la testa. “Dai, tesorino, non svegliarti. Papà va a rispondere al telefono e poi torna.”

Mark corse verso il telefono della cucina, andando a sbattere contro il mobile dove erano riposte le pentole.

“Speriamo non riattacchino.”

“Pronto!”

“Gli stronzi che prima ti chiamano alle dieci e che poi non hanno nemmeno la pazienza di aspettare per più di tre squilli…”

“Pure il taglio al piede. Chissà dove sono i cerotti. Be’, prima tolgo la calza e controllo i danni.”

“Non mi sembra grave.”

Prima di poter intervenire sul suo piede sentì Lara che piangeva.

“Arrivo tesoro, arrivo.”

2       

“Mark Johnson?”, disse la voce al telefono.

“Si, sono io. Con chi parlo?”, rispose Mark un po’ affannato.

“Sono il dottor Stewart del St.Lewis. Abbiamo un problema: sua moglie Jane è scappata. Abbiamo già avvisato la polizia e avviate le ricerche. Sarebbe importante che potesse venire qui subito a darci qualche informazione. Inoltre, quando la troveremo dovrebbe vedere qualcuno che conosce…”

“Ma cosa mi sta dicendo? Come avete fatto a farla scappare, lo sapevate che è un soggetto a rischio? Come è successo?”

“Signor Johnson, non si agiti, non può essere andata lontano, nello stato in cui si trova…”

“E se si butta sotto un’auto, sotto un treno? É in pigiama!

Non mi sarà tanto facile venire lì: sono da solo con la bambina e i miei genitori sono fuori città.”

“Faccia come crede; eventualmente la tengo informato.”

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P.G. Sfredda – 2002 – 2005

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